Ciao, sono Elena Setzu, Consulente Marketing basata in Italia, a Londra e a Malta.

In quest’articolo, andremo a sfatare diversi miti, ricomporre un puzzle, e prendere padronanza delle nostre decisioni in ambito Marketing.

Seguimi in questo viaggio lungo 10 anni, e che ti assorbirà per i prossimi 10 minuti.

Qual era la situazione nel mondo del Marketing 10 anni fa?

10 anni fa era il periodo in cui diverse aziende iniziavano a guadagnare di più, ad incrementare i propri fatturati, grazie alla propria Presenza Online.

Nello specifico, prendiamo l’esempio di un negozio di scarpe in una città con 50.000 abitanti. Il primo (ed unico, per svariati mesi) negozio di scarpe che possedeva un proprio sito web, diventava automaticamente agli occhi di quelle 50.000 persone, un idolo. La voce correva alla velocità della luce, ed era perfettamente sensato appendere un cartello fuori dalla porta con scritto “visita il nostro sito web”.

Lo so, 10 anni fa alcune (pochissime) aziende, già possedevano un negozio online. Ma quel che ti chiedo ora è immaginare dov’eri tu 10 anni fa, e che rapporto avevi con il Web, sia in ambito professionale che personale. Converrai con me che probabilmente non conoscevi nemmeno un’attività locale che vendesse anche online. Bene, per questa ragione, ti chiedo di seguire il mio discorso e di andare avanti nel tempo. Fino a 6/7 anni fa.

Era l’era dei creativi, delle cifre spropositate per acquistare la realizzazione di un sito web. Parliamo dell’epoca in cui se un’azione di Marketing non funzionava, la colpa era dell’utente finale che non comprendeva il messaggio gratuito.

La creatività era il capro espiatorio per cercare di ripristinare la situazione di successo precedente, che però stava andando a sfumare per un preciso motivo: non era più una novità. Ogni azienda possedeva almeno una pagina web.

E’ qua che la confusione dei ruoli ha iniziato a creare dei danni dal valore inestimabile: tecnici programmatori diventano consulenti pubblicitari creativi. Addetti alla stampa tipografica diventano web designer e consulenti d’immagine. Come uno stormo di uccelli migratori segue la scia per vivere e trovare nuove condizioni, così nel settore Web era indispensabile provare a cimentarsi in qualcosa, per non rimanere travolti dall’onda della novità che trascinava con sé tante professioni e figure che iniziavano a svanire per via della tecnologia.

Per un imprenditore “arrivato tardi”, che non è stato tra i primi ad avere un proprio sito web e che quindi non ha goduto degli incredibili benefici che altri hanno avuto, il solo modo per provare a godere di questa “novità del web” era pagare fior di Euro per un servizio chiamato
Posizionamento SEO.

Ovvero, la possibilità di apparire in alto su Google quando qualcuno cerca un servizio come il tuo. 5 anni fa aveva senso stare online solo se si stava in alto su Google, perché quando un utente ricercava un prodotto o servizio, lo faceva attraverso una ricerca sui motori.

“Negozio di scarpe”
“Dentista”
“Ristorante di pesce”

Quante volte ti è capitato di effettuare ricerche simili a queste?

Tuttavia, a chi ha scelto di svolgere attività di SEO nel proprio sito web 3 anni fa, il ciclo si è ripetuto e il mercato era già saturo, saturo di risultati di concorrenza o di nuovi colossi che spuntavano nel web, come ad esempio i portali di annunci professionali o i marketplace come
Amazon, ad occupare tutte le prime posizioni Google.

Tuttavia, circa 3 anni fa, come in ogni ciclo, è sorto un nuovo sole, quello dei Social Network. E’ vero, esistevano già, io stessa ho iniziato a svolgere questo servizio in maniera professionale nel 2011, ma è da 3 anni a questa parte che le aziende hanno iniziato a farne un uso a scopo
professionale.

Ciò è accaduto perché il cliente finale non utilizza più prevalentemente il passaparola per cercare un prodotto o servizio, e non utilizza più prevalentemente Google. L’utente finale ad oggi utilizza i social per cercare un fornitore.

Ammettilo, anche tu hai cercato un ristorante in cui andare a cena e hai preso una decisione in relazione alle foto, ai post che hai letto, allo staff, alle impressioni che ti dava la sua pagina Facebook o Instagram.

In sostanza, nell’ultimo triennio, l’attitudine del tuo cliente è cambiata.

Tanto per cominciare ti cerca solo online, e lo fa solo con determinate parole chiave. Se ciò che appare sul tuo conto cercando su Google e sui Social “il tuo servizio + la tua città” non è perfetto, ti invito ad agire subito.

In secondo luogo, l’importanza che l’utente da’ ai social oggi è totale, assoluta. Facebook fa parte del linguaggio quotidiano. Le persone parlano dando per scontato il pieno utilizzo dei social da parte dell’interlocutore. Amici, famiglie, si dicono “hai visto cos’ha detto Tizio?”
facendo riferimento ad un post pubblicato sui Social.

A me personalmente è capitato di discutere con una persona a cui non ho risposto quando a suo dire, mi ha fatto gli auguri di buon compleanno. Per una persona come me che non ha molto tempo da dedicare all’utilizzo personale dei Social, è normale non aprire uno per uno 200 post in un giorno. Ma nonostante ciò, avevo torto marcio. Di fatto quella persona mi aveva fatto gli auguri utilizzando il mezzo di comunicazione più attuale, e di fatto, io non gli avevo dato alcuna risposta.

La differenza sostanziale, rispetto a 7, 5, ma anche solo 2 anni fa, è che con l’avvento dei social sono subentrate delle novità fondamentali, come ad esempio il Remarketing.

Sai, quella magia che accade quando dici ad esempio “ho bisogno di un negozio di articoli per la cucina” e subito i tuoi social si riempiono di padelle, cucchiai e centrotavola.

Quello è, in estrema sintesi, il Remarketing. E’ il meccanismo che insegue l’utente rendendo vana (e di fatto ne ha diminuito drasticamente i numeri) la ricerca su Google.

Nel 2020 non solo il tuo cliente probabilmente ti cerca più sui social che su Google, ma spesso prima ancora che abbia il tempo di cercarti, trova i tuoi concorrenti che gli propongono il loro negozio, il loro studio, il loro servizio.

Ecco perché è fondamentale ad oggi avere una Presenza Social che esprima in maniera impeccabile la tua essenza, incontrando la cultura e ciò che piace sentirsi dire ai tuoi utenti, e contemporaneamente colmi un bisogno, dia delle risposte, ed insegua.

Inseguire, questa è la parola chiave.

Lo scopo di un’attività di Social Media Marketing ben fatta nel 2020 consiste nell’inseguire i bisogni dell’utente e piazzarcisi davanti in modo da rendere impossibile scegliere gli altri.

E non parlo solo in termini di vendite: se sei leader di settore può non interessarti questo discorso, ma dovrebbe. Il biennio 2018-oggi, è il periodo in cui nella storia del mondo si è registrato il più alto numero di Leader spodestati e rimpiazzati (almeno a livello percettivo) da
startup, ovvero professionisti e aziende in attività da poco tempo, e tutto ciò è accaduto in gran parte grazie ai Social Network e al lavoro psicologico che si è in grado di compiere attraverso l’utilizzo di nuovi strumenti di profilazione e follow-up.

In conclusione, la formula universale per sponsorizzarsi sui social, non esiste, ma esistono alcuni punti cardine di cui tener conto per fare un lavoro uguale o migliore rispetto ai competitor, sia in termini economici che percettivi, in un periodo in cui questi due vocaboli sono imprescindibilmente connessi tra loro:

• Comprensione del Pubblico (cosa gli piace, cosa non gli piace in un fornitore)
• Comprensione del Mercato (i prodotti più ricercati)
• Comprensione della Psicologia (come è bene porci: una vetrina di ciò che facciamo bene ha
ancora senso?)
• Creazione di sponsorizzazioni generiche istituzionali che girino 365 giorni all’anno sotto agli
occhi del nostro target in modo da essere i primi fornitori a venirgli in mente
• Creazione di sponsorizzazioni per prodotto / per categoria, altamente targetizzate, ripetute nel
tempo
• Attivazione del retargeting sulle ricerche
• Attivazione del retargeting che insegua chi ha voluto approfondire dopo aver visto dei nostri
post sponsorizzati
• Ripetizione e perfezionamento anno dopo anno